Ho svolto la mia lezione, al Politecnico di Leopoli, nel giorno 27/04/2026  presentando  un mio lavoro realizzato in occasione delle Olimpiadi Invernali 2026 a Milano.

Ho iniziato presentando l’opera “Oltre il Movimento”, spiegando che l’atleta non è raffigurato in modo figurativo: è rappresentato nello sforzo massimo della sua impresa, lasciandosi alle spalle una scia di colori che genera forme astratte, come traccia visibile dell’energia e del gesto.Successivamente ho introdotto un breve percorso di storia dell’arte: dall’Impressionismo, che ricerca la luce, fino al cambiamento segnato da Paul Cézanne, per il quale non basta più “vedere”, ma diventa necessario capire. Nelle continue variazioni della Montagna Sainte-Victoire, Cézanne intuisce che la natura può essere ricondotta a forme essenziali (cerchio, triangolo, quadrato). Da quel momento smette di imitare il mondo e avvia un linguaggio personale, diventando un riferimento fondamentale per la nascita dell’arte moderna.

Questo passaggio mi è servito per introdurre i ragazzi alla pittura astratta, che è il linguaggio che pratico: ho spiegato come nasce un’opera, come prepararla, quali colori scegliere e quali tecniche utilizzo. Ho cercato di far comprendere non solo l’aspetto tecnico, ma anche quello filosofico ed emozionale: l’osservazione di un tramonto, un paesaggio, un campo di fiori, un volto, può trasformarsi in esperienza interiore e poi in materia pittorica.

Sono entrato anche nel tema del messaggio sociale: l’arte può diventare comunicazione e denuncia, richiamando come esempio la “Guernica” di Picasso. A questo proposito ho raccontato alcune mie opere legate a tematiche contemporanee, soffermandomi su “Amazzonia”, nata per risvegliare le coscienze rispetto all’impatto ambientale che stiamo vivendo (pur avvertendo, davanti alla platea, che per molti ragazzi in questo momento è un tema percepito come distante).

Ho condiviso inoltre un’idea centrale del mio processo: le emozioni vissute “entrano dentro” e non sai quando riemergeranno; quando accade, si trasformano in materia. E quando un’opera prende forma, bisogna anche saper riconoscere il momento in cui fermarsi e firmarla.

È emersa una domanda molto interessante: “Quando non riesci ad andare avanti con un lavoro, cosa fai?”Ho risposto che, in quei momenti, può essere utile uscire e camminare per tornare con occhi diversi; oppure togliere la tela dal cavalletto, lavorare su un’altra, e riprendere la precedente quando ritorna il “piglio” giusto: spesso, a quel punto, la soluzione arriva in poco tempo.

La masterclass è stata molto emozionante: a tratti mi fermavo e riflettevo sul luogo in cui mi trovavo. Ho incontrato un asceta di grande forza e resilienza, e questo ha dato all’esperienza un significato ancora più profondo.

Immagini Master-class